Autore
La Marca, Ermanno

Titolo
Gli strumenti liquidatori come fattispecie = Liquidation instruments and causal schemes in Italian insolvency law
Periodico
Il diritto fallimentare e delle società commerciali
Anno: 2026 - Volume: 101 - Fascicolo: 1 - Pagina iniziale: 25 - Pagina finale: 45 - Parte: 1

La distinzione finalistica tra strumenti volti al risanamento e strumenti volti alla liquidazione offre un criterio classificatorio non concludente e, come tale, non in grado di giustificare il favore accordato dal legislatore ad alcune soluzioni piuttosto che ad altre, specie nel concordato preventivo (in punto di ammissibilità, approvazione e omologazione della proposta). Si sostiene la necessità di una classificazione fondata sul piano causale tra strumenti remissori, dilatori e liquidatori. Il favor legislativo accomuna tutte le proposte remissorie, in quanto giustificato dal risultato che, per le stesse, si intende assicurare ai creditori. La distinzione tra continuazione e liquidazione dell'attività assume una rilevanza secondaria, ai fini della applicazione di specifici pertinenti segmenti della disciplina. Si illustrano le conseguenze applicative, fra l'altro, in tema di concordato in continuità indiretta, concordato misto e concordato con assuntore, significato della percentuale di soddisfacimento da assicurare in caso di strumento liquidatorio. Si osserva, infine, che l'onere dell'apporto di risorse esterne imposto negli strumenti liquidatori esprime un favor non per la continuazione dell'impresa, ma per la sua liquidazione giudiziale o controllata; e, de iure condendo, che, in generale, gli strumenti liquidatori si prestano ad essere omologati senza essere esposti al giudizio dei creditori, indispensabile invece nel caso di strumenti remissori The teleological distinction between instruments aimed at business recovery and those aimed at liquidation does not provide a conclusive criterion for classification and, as such, cannot justify the legislative preference accorded to certain solutions over others, particularly in the context of composition with creditors ("concordato preventivo"), with regard to the admissibility, approval, and confirmation of the proposal. This paper argues for the necessity of a classification based on the underlying causal scheme, distinguishing between remissory, dilatory, and liquidation instruments. The legislature's favourable treatment extends to all remissory proposals, on the ground that it is justified by the intended outcome for creditors. By contrast, the distinction between business continuity and liquidation assumes only secondary relevance and is confined toto the application of specific segments of the relevant regulation. The paper illustrates, inter alia, the practical consequences with regard to indirect business continuity arrangements, so-called ‘mixed' compositions, and compositions with an assuming party, as well as the significance of the satisfaction percentage to be ensured in the case of liquidation instruments. Finally, it is observed that the requirement for external resource contributions imposed on liquidation instruments expresses a favour not for business continuity but for judicial or controlled liquidation; and, de iure condendo, that, in general, liquidation instruments may be structured so as to be confirmed without being subject to creditor approval, which remains indispensable in the case of remissory instruments



SICI: 0391-5239(2026)101:1<25:GSLCF=>2.0.ZU;2-G

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